Tuesday October 20 2020
15 Ottobre 2014

Le terze medie incontrano Alfredo BASTIA

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In questa mattinata, 15 ottobre 2014, le classi terze della scuola media hanno vissuto un incontro importante con  Alfredo Bastia: uomo  carismatico, oggi responsabile di una Onlus attiva sia nei paesi poveri che qui a Torino nel campo dell’immigrazione. Alfredo inizia raccontando la sua storia: commercialista d’impresa per vent’anni,  lusso, potere, conoscenze tra le persone che “contano”. Poi un viaggio in India e un incontro: un un bambino che rovista nell’immondizia e che, incrociando il suo sguardo, gli corre incontro, gli chiede di essere fotografato e poi gli regala una tavoletta di cioccolato. Gratitudine e circolarità: due parole che Alfredo spiega ai ragazzi.

Sempre in India incontra un uomo d’affari indiano malato di lebbra,abbandonato da tutti ma colmo di riconoscenza. Gli racconta di aver imparato a ringraziare Dio per la sua malattia perchè gli ha  dato la possibilità di scoprire la bellezza di se stesso e delle persone intorno a lui mentre prima la sua unica preoccupazione era seguire il dio denaro.

Dopo quell’esperienza una serie di dubbi e  di domande lo  mandano in crisi. Racconta: “Mi chiedevo perché nessuno facesse niente per la povertà del mondo, per la fame, per tutti i problemi… ma una domanda più grande cresceva in me: e tu Alfredo? Cosa stai facendo tu?”.

Cita una frase del Talmud che lo ha sempre colpito: “Se non io chi? se non ora quando?” Noi siamo la risposta a ciò che ci capita intorno.

E la sua vita cambia. Lascia il suo studio e parte come volontario all’estero. Ma il Signore per lui ha altri progetti. Se nella vita abbiamo dei desideri buoni il Signore ci dà gli strumenti per realizzarli.

Tornato a Torino  incontra Rafaeli, un ragazzino kosovaro che dorme nella spazzatura. È fuggito dal suo paese dopo aver assistito allo sterminio della sua famiglia e all’incendio della sua casa per mano serba. I suoi riccioli sbucano da un cumulo di immondizia in una fredda notte torinese e la sua storia lo colpisce così tanto che Alfredo decide di prendersi cura di quel ragazzo. Non senza difficoltà, apre una Casa Famiglia per minori che vivono in strada.  Giovani come Elvis, 14 anni, che ha attraversato il deserto appeso alla fiancata di un camion patendo la sete e la fame; Marcel, cristiano ortodosso, moldavo, portato in Italia con l’inganno e poi obbligato a rubare. Al suo rifiuto lo hanno picchiato, gli hanno spezzato braccia e gambe e lo hanno buttato in un cassonetto. E poi ancora i due fratelli afgani ai quali i talebani hanno ucciso tutta la famiglia. Hanno camminato scalzi per giorni tra le montagne attraversando passi innevati, hanno sperimentato il carcere in Turchia dove sono stati arrestati, poi la fuga con una barca e l’arrivo sulle coste italiane.

Alfredo parla per due ore filate dei suoi ragazzi, racconta con semplicità le loro storie a un’assemblea silenziosissima e catturata dalle esperienze di quei coetanei ai quali è stata negata un’infanzia serena, ma che hanno trovato in Alfredo e in tanti volontari persone amiche. Non ha portato nessuna foto dei suoi piccoli amici e ci spiega: “I miei ragazzi non sono fenomeni da circo da far vedere”. Bastano le sue parole a catturare gli sguardi e i cuori dei sessanta uditori. Di Alfredo colpiscono l’energia, la passione per la vita e la convinzione che il male trionfa quando il bene rinuncia ad agire. E dice ai ragazzi: “Noi siamo, a tutte le età, la risposta al male”.

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