Tuesday April 24 2018
28 gennaio 2018

12 voci per Don Bosco

Articolo di Umberto Bosco – Foto e video a cura di Matteo Masoomi Lari

É bello ciò che piace, o è bello ciò che è bello? In questo caso è vera solo l’ultima frase.

Si parla dell’undicesima stagione di “Una voce per don Bosco”, una serata scandita da più che eccellenti performance dei ragazzi di Valsalice, pieni di voglia di far sentire la loro voce.

 

 

Tutte ragazze tranne un unico cantante: Ludovico Riccardi, beato lui. Oltre a essere furbo è anche parecchio abile nel cantare. Così tanto da conquistarsi il pubblico: il teatro viene colmato da torce del telefono, al posto degli accendini. Ai limiti della frenesia.

 

 

La giuria è severissima, ma nonostante l’emozione dei concorrenti i 10 fioccano. A dirigere la serata c’è il professor Montersino accompagnato dai ragazzi di ValsOnAir. Non può mancare il Direttore che, insieme al prof. Di Ciaula, calcolatrice umana per i punteggi, anima la serata a suon di risate e sorrisi.

 

 

Le canzoni scelte dai ragazzi spaziano tra i più vari artisti, da quelli italiani a quelli inglesi, persino anche spagnoli e francesi. Da Adele a Ed Sheeran, dai Coldplay a Rovazzi. Ah no. Lui non è un cantante. Ma la sua canzone “Mi fa volare” ispira i ragazzi della 2B, che cantano “Mi fa studiare”, nella vana speranza di trovare la voglia di faticare, ormai ricercata da tutti.

 

 

I temi sono tanti, quasi tutti sembrano poesie che fanno venire i brividi. Eh sì, sembra che la parola d’ordine per questa serata sia questa. É impossibile uscire da quel teatro senza aver la pelle d’oca. Tutti i partecipanti ci fanno capire che esiste una bellezza oggettiva, così bella che non si può non apprezzare.

 

 

I colpi di scena non mancano mai a Valsalice. A concludere lo spettacolo ci pensano “I tre professores” (il direttore, Montersino e Di Ciaula), che, appena tornati dal loro tour condominiale, deliziano il pubblico con una canzone scritta dal prof. Di Ciaula. Un racconto dei ragazzi di Valsalice, che alternano rabbia a gioia, tra qualche calcio al pallone a un po’ studio. Sempre nello stile di Don Bosco.

 

La pensa così anche il direttore, che è a dir poco euforico dalla bravura, dall’impegno ma anche dalla serietà con cui i suoi ragazzi si mettono in gioco. In fondo è proprio questo l’importante: vivere la propria vita con il sorriso e cogliere ogni attimo per far valere i propri talenti.

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