Monday December 9 2019
16 Novembre 2019

Le Prime Scientifico al Museo Egizio, la storia che emoziona

Le classi  1 Scientifico B e 1 Scientifico SA hanno vissuto una mattinata emozionante al Museo Egizio di Torino: non si è trattato di una semplice visita guidata nel museo che molti avevano già visitato durante gli anni della scuola elementare o media e di cui si ricordavano soprattutto delle “spaventose mummie”. Infatti adesso i ragazzi, che avevano già approfondito in classe la civiltà Egizia con i rispettivi insegnanti di Storia e Storia dell’arte con particolare attenzione alle “fonti”, hanno potuto approcciarsi con profondità e criterio storico agli oltre 3.000 documenti esposti al Museo Egizio, secondo al mondo dopo quello de Il Cairo.

Il prof. Duchemino ha sottolineato gli aspetti più innovativi dell’allestimento ultramoderno e fortemente coinvolgente, a partire dallo statuario curato dallo scenografo di hollywoodiano  Dante Ferretti.  La prof.ssa Deodato e don Fissore hanno ripercorso la storia del Palazzo dell’Accademia delle Scienze, progettato da Guarino Guarini e per anni scuola Gesuita. Si è appreso come  il Museo Egizio sia nato grazie  a illustri e illuminati personaggi piemontesi: il re di Sardegna Carlo Felice, il console Bernardino Drovetti, attivo nelle campagne napoleoniche e soprattutto Ernesto Schiaparelli, primo direttore del Museo e delle missioni italiane in Egitto, e primo egittologo ad utilizzare con sistematicità la fotografia come strumento di documentazione.

E’ diverso vedere le foto sul libro di testo o sul power point dei prof. rispetto all’osservazione dal vero ed è affascinante analizzare a pochi centimetri di distanza la mummia predinastica seppellita in posizione fetale 4600 anni fa. Abbiamo sperimentato l’emozione della storia, che non ha fine, che corre nei millenni e ci fa riflettere: la concezione dell’Aldilà che traspare da “il libro dei morti”, il senso del potere assoluto e teocratico che emanano le statue dei faraoni Tutmosi III e Ramesse II, le maestose sfingi (anche quella “criocefala”, a testa di ariete, che con tanta fatica abbiamo disegnato in classe), l’originalità della religione politeista egizia evocata dalle enormi statue di Sekhmet, la spaventosa dea-leonessa e soprattutto la vita quotidiana  illustrata dai mille oggetti ritrovati nella tomba dell’astuto architetto Kha e della moglie Merit.

E che dire di un intero tempio rupestre interamente  ricostruito nel il Museo? Il tempio di Ellesiya, che la diga di Assuan avrebbe potuto spazzare via, salvato dalla missione italiana e donato dal governo egiziano all’Italia, ci ha stupefatto,  dimostrandoci che la storia dell’Egitto è stata “salvata” anche da noi italiani, e che la storia di ogni popolo, quella che studiamo a scuola,  possiamo scriverla anche  noi, adesso, conservando il passato delle civiltà antiche in modo da trasmettere non solo le conoscenze, ma soprattutto le emozioni che abbiamo vissuto.

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