Sunday April 18 2021
25 Novembre 2012

Dieci anni dopo

Ci sono serate e serate.
Serate post-giornata soffocante, e serate dedicate allo svago puro e semplice.
E poi c’è quella serata. Quella che ti fa riaprire una piccola finestra nel cuore e ti riaccende certe emozioni; quelle, le emozioni, che forse non provavi da tempo e di cui non sapevi più riconoscere il sapore. Di serate così non ce ne sono molte, anzi pochissime, e a noi è successa la scorsa settimana.
Classe 2002. Classico e Scientifico assieme, ancora una volta, una volta di nuovo.
Ripercorrere il vialetto, entrare nel piazzale, e sostare sotto il portico è stato un po’ come rivivere i tanto amati 16 anni. Quei 16 anni che, con un sorriso appena disegnato sul viso, ricordo con affetto.
Valsalice era quella scuola strana, quella scuola che non si capiva bene da che parte stesse, quella scuola che chi non la viveva non l’avrebbe mai potuta amare. Una scuola additata superficialmente come elitaria, in realtà era per tutti, soprattutto per tutti, e questo è stato il bello, per noi che abbiamo trascorso gli anni dell’adolescenza, i più importanti, permettetemi.
Ci siamo ritrovati davanti a una semplice pizza, a ridere, a scherzare, a parlare di noi, come se l’ora di greco fosse appena finita e il prof non avesse fissato alcuna interrogazione, per cui spensierati.
Mi chiedessero se i miei figli li manderei a Valsalice, io non avrei dubbi: al volo.
Certe parole, certi occhi, certe mani tese, di quanti hanno vissuto con noi 5 anni, mi sento di dire che nessuno potrà mai dimenticarli, perchè essere un tu specifico, con un nome, un cognome e i tuoi problemi non è cosa da poco, a differenza di quanti, altrove, erano considerati semplici individui, senza un passato alle spalle (peccato che una storia ce l’abbiamo tutti, ma va be’).
Ognuno ha intrapreso una strada, un sentiero, un viaggio, a volte impervi, altre senza curve, altre senza speranza che poi come per magia si è risolto in vittoria, e comunque sempre con un obiettivo, come ci hanno insegnato. Un buon corridore è colui che si prefissa un traguardo da raggiungere, e che farà il possibile per riuscirvi. Chi corre senza meta, di norma, non andrà mai da nessuna parte, e si ritroverà punto a capo.
Grazie per quanto abbiamo potuto apprendere, e con passione ci è stato trasmesso. Ne faremo tesoro e almeno, per quanto mi riguarda, tornerò “un giorno”, che non significa mai, ma fra 10 anni, e mi auguro anche prima.
“sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto: ‘più in là!’ ” (E.Montale).
Grazie.

Ilaria Majocco

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